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Tratto da " Le noci di Fra
Galdino" 1939
Risulta palese lo spirito bucolico
del Vernieri. I suoi studi classici sono permeati da un reale
amore Virgiliano per la natura e freme di ammirazione per quanto
vede, ed ama immaginare con l'incanto che una fiaba produce
sull'animo semplice del fanciullo.
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"
Disse il Signore all'acqua: - va e cammina ! -
e
l'acqua cammino. Di roccia in roccia
mormorando discese per la china:
al
filo d'erba chiede una sua goccia,
un
sorso alla ceppaia, e porto solo
con se
le foglie morte del querciolo. " |
E quando il lettore incontra, nella
stessa opera, il fungo, si sofferma a rimirarlo e al culmine
della sua simpatia accattivante, resta offeso dalla sua
tracotanza nei riguardi del castagno e lo stesso lettore
partecipa felice alla punizione che il castagno concede al
superbo fungo.
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".....
O pianta sciocca
che
rubi terra al vomere e alla zappa,
per
dare al vento quel'irsuta nappa.
L'altro taceva; ma il silenzio lungo
lo
ruppe il tonfo alfin d'una castagna,
che,
giù cadendo, colse in pieno il fungo,
lasciandogli sul capo la malagna. " |
Tratto da " Le Bestie Eroiche" 1925
In questa favola il poeta immagina
che alcune bestie, come il ciuco, il ronzino e il cane stringano
tra loro un patto e pronunzino un solenne giuramento:
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"....
Per tutti i nostri martiri,
le cui
parole furono affogate
in un
gorgo di sangue
che
ora si rinnega
trionfi ed infranga tutte le catene;
trionfi dell'uomo che ci sferza e lega,
trionfi dei chiavistelli, delle porte
in
questo motto << libertà o morte!!>>..." |
Dopo questo giuramento, con la
pressione della massa, cercano di convincere anche un porcello
che realisticamente chiede se la libertà sia una cosa
commestibile o meno. Gli fanno capire, con visibile distorsione
del termine che la libertà:
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"...
E' tutto quel che vuoi
senza
limiti mai ..." |
E mentre continuano le lotte tra gli
animali, sopraggiunge un ronzino, che rappresenta il poeta. In
mezzo alla rissa diabolica scomposta di calci e testate,
imperterrito ed incurante dei colpi, va gridando un monito di
pace e di fratellanza ed invita le bestie ad abbandonare ogni
sorta di odio ed astio:
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"... e
pace io grido ! Troppo già nutrimmo
nei
cori l'odio per la vilipesa
e
santa libertà, troppo soffrimmo
maceri
e curvi della lunga attesa;
ora
all'amor nulla qui v'invita ? " |
E' un grido che , purtroppo non
trova risposta perché ai malcapitati non resta altro che
rimpiangere il passato stato di apparente servitù e tornare di
nuovo nella stalla.
Il Vernieri a questo punto mostra il
suo avvicinamento al Leopardi del quale abbraccia il pessimismo
cosmico.
L'epilogo della favola descrive la
scena in cui si svolge il dramma delle bestie contestatrici ed è
illuminato dal chiarore soffuso della luna, la quale osserva gli
animali e con sapiente sguardo:
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"...
pareva che dicesse: Oh ! Dove andate ?!
Non
v'è scampo alla legge che vi segue,
che
nell'anima, dentro, vi portate;
Oh !
Nella vita non vi son tregue:
fermatevi ! E' si dolce il raggio mio,
perdetevi, morite nell'oblio !" |
Tratto da " Diario di una donna perduta" 1981 (postuma)
A differenza di tutti i romanzi che
hanno trattato argomenti analoghi, il Vernieri non parla delle
passioni violente ne si scorge qualche celebrazione agiografica
di tare ereditarie.
E' la storia di una prostituta, una
donna perduta, che ci illustra il suo dramma, alla luce di un
continuo pentimento, per una figlia del peccato, avuta in uno
dei suoi molteplici rapporti, che non deve sapere in quale e
quanta considerazione la società tiene la mamma, che è pur
sempre una mamma che soffre in un ambiente sordido e moralmente
bacato.
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"...
Nella stanza
tutto era
losco, viscido, corroso
da mille
impronte. Un che di tenebroso
schiacciava il letto, il misero divano;
qui e li
sprazzi di calce come bende
su piaghe
occulte: un alito malsano
di
risciaqui ventava tra due tende
come il
fiatar freddo di una fogna. " |
Qui si nota la linea verista del
Vernieri, come per le persone anche per le cose e le
circostanze, il Poeta descrive in modo attento, minuzioso
facendo partecipare il lettore in prima linea. Il suo verismo è
però diverso da quello classico, si tratta di un versino ricco
di umanità.
La donna perduta del romanzo mette
in luce le sue disgrazie e ne colpa la società e gli uomini in
particolare.
La professione di meretrice, la più
antica dell'umanità, considera l'obbligo delle prestazioni con
disgusto e sofferenza, specialmente quando si deve accettare il
rapporto peccaminoso per far si che gli altri vivano in un
ambiente migliore e più puro.
Bellissima è la descrizione della
donna che il Vernieri ne fa quando costei ha uno dei suoi
incontri con un cliente, il Poeta la eleva al di sopra del
mestiere che fa e del luogo ove si trova.
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".... Ma
la donna pacatamente denudava il torso,
gittava
la corolla della gonna,
rabbrividendo al freddo come un murso;
ed
attendeva pallida, spettarle,
pronta a
cadere sotto la brutale
stretta
dell'uomo.
........
Ma mai raggiunta
nella sua
nudità, non mai trafitta
aspettava
estranea, bianca, dritta. " |
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