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La
vera festa di primavera inizia con Marzo, e vede innanzi tutto le
gloriose fioriture in massa di Prugnoli, Peri mandorlini e
selvatici, dei deliziosi merletti rosati del Viburno e dell'oro
inesauribile delle Coronille. La nuova vegetazione è in gran
fermento: passandosi la voce l'un l'altro spuntano ovunque belli o
inconsueti fiori. Gli eleganti Giacinti romani invadono le messi
verdi; Mascari ciondolanti sembrano scampanellare e spargere non
suoni ma profumi; Cipollacci col pennacchio s'inchinano in
sussiego tra le zolle, al passaggio degli armenti. Sprazzi di
Poligale e allegria esplodono in ogni canto; le ombre accolgono la
Bocca di lupo e la tenebrosa Aristolochia. Nessuno può ora più
fermare gli Olmi, i Carpini e gli Ornielli.
Si fa notare il viso dell'Anemone rubicondo e il giallo scherzoso
dei Ranuncoli. Gli stormi di cardellini e spiritose cinciarelle
come pure il bizzarro pavone di giorno non possono far altro che
unirsi a loro ubriachi di tante fragranze.
Muscari,
Pan di cucco. Pentolini
Le corolle di questa pianta assomigliano a grappoli di uva
(questo significa infatti la parola "botryoides") o
anche a sonagli sardi o, appunto, a "pentolini".
All'Oasi i Muscari crescono presso i confini vicino al vallone e
sul sentiero, dove le loro inconfondibili spighette sbocciano
precocemente in primavera. Il nome "Pan di cucco",
alquanto enigmatico, fa riferimento alla stagione in cui nelle
regioni mediterranee fa ritorno il "cucco", ossia il
celeberrimo cuculo. Più strambo ancora, il Giacinto dal
pennacchio (Leopoldia carnosa), strettamente affine ai Muscari, ha
fiori di due tipi: in basso porta normali fiori fertili, più
verso l'apice della spiga sfoggia dei fiori sterili chiari e
"disordinati" che servono a rendere la pianta più
visibile agli impollinatori. Questa bulbosa è però più nota
come Cipollaccto, nome che fa riferimento al suo uso in cucina,
certo comune non solo per gli antichi (ed anche molto importante),
ma pure per i buongustai di oggi e le popolazioni contadine del
Meridione. |