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Aprile continua il carnevale dei fiori della macchia: come
coriandoli si spargono per le strade e per i prati le Serapidi
scarlatte, i rosei Gerani, le Crucianelle celesti, il Radicchietto
giallo e le Euforbie verdastre. Come maschere beffarde spuntano
ovunque le Orridi variopinte per prendersi gioco di ancora più
buffi insetti. I colori vinosi dell'Albero di Giuda spumeggiano
nelle siepi d'improvviso, imbrattando poi la terra festeggiante di
trifogli.
A Santa Sofia si accalcano fino all'inverosimile le Serapidi
lingua. Negli angoli più ombrosi scintilla l'Erba perla e le
spighe cerulee della Bugola.
Anche il Cipero sembra un fuoco d'artificio, mentre nel bosco
sorgono ovunque folli Ciclamini selvatici, con la loro coroncina
fucsia e le foglie bizzarramente variopinte. Sui campi ridotti ad
un tappeto scarlatto di Sulla, irrimediabilmente macchiato di
Senapi, Trifogli, Vecce e Barba d'uomo, le chiassose ghiandaie
prendono parte alla festa. Più in alto le Querce gemmano, mentre
l'Orchidea pagliaccio sfoggia il suo simpatico elmetto di fronte
alle Orchidi farfalla.
Ciclamino
selvatico, Pamporcino
Discreto ed elegante, il Ciclamino selvatico abbonda nella
macchia primaverile e nei luoghi non troppo chiusi della lecceta.
La sua copiosità è tale da creare fittissime macchie purpuree
negli angoli ombrosi e nelle siepi. Il profumo delicato di questo
notissimo fiore dalla corolla simile ad un turbante ricorda
curiosamente quello di vecchi detersivi e tradisce la presenza dei
Pamporcini prima che questi vengano scòrti. Il Ciclamino infatti
è ricco di saponine velenose che, se ingerite, provocano forti
dolori nel tratto gastrointestinale e in seguito convulsioni e
paralisi. Alcune popolazioni dell' Italia meridionale e insulare
usavano gettare in quantità i tuberi di ciclamino nelle anse dei
fiumi, in modo da stordire i pesci e quindi catturarli facilmente. |