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Le
fredde giornate novembrine segnano una pausa di riflessione per
gli arbusti della macchia, scandita dal chiacchiericcio familiare
pettirosso. Molti alberi sono già spogli e le fioriture
rallentano, mentre però i primi geli si condensano sull'elegante
treccia di dama, l'ultima Orchidea. Anche il Sorbo, dopo i Peri e
il Prugnolo, dopo il melo e la vite selvatica, porta a maturazione
i suoi frutti, per la gioia del raccoglitore di russule e leccini,
frattanto che le splendide Linajole si pongono al piacere dei suoi
occhi, e dei forti bombi. Ma nel bosco il vecchio Corbezzolo,
insieme ai suoi mille fratelli dispersi in ogni angolo della
macchi, offre con i suoi rami color ruggine la meravigliosa
abbondanza di grappoli di fiori candidi o rosei, e la dolcezza dei
suoi frutti vellutati. Ci penseranno i ghiotti uccelli a
diffondere la sua progenie ancora più lontana, fino ai confini
delle nostre terre.
Corbezzolo
Forse il Corbezzolo è il più bello degli arbusti della macchia,
e senz'altro il più insolito. Infatti nel tardo autunno è
possibile vedere insieme le foglie, lucide e persistenti; i fiori,
simili a grappoli di orticelli penduli e lattei; ed infine i
frutti, che sono delle grosse bacche eduli di colore rosso e con
buccia vellutata. Il Corbezzolo ha importanza commerciale
localmente, oltre che ornamentale. E' stato infatti l'utilizzo per
secoli come materiale per carbonella poiché non si consuma subito
se arso. In secondo luogo, i fiori attraggono le api domestiche le
quali producono di conseguenza un pregiatissimo miele all'aroma
particolare. Inoltre come accadeva alle foglie delle Querce, le
parti vegetative della pianta, ricche di tannini, potevano essere
utilizzate nella concia delle pelli. Ma senz'altro questo
splendido arbusto è conosciuto soprattutto per le bacche, al dì
d'oggi, e per usi ornamentali. |