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La Storia
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Le origini di Albanella si
fanno risalire ai profughi di Paestum che dopo incursioni
saracene, intorno al IX secolo, cercavano insediamenti più
sicuri.
Tuttavia, il ritrovamento di tombe finemente affrescate dotabili
alla fine del V sec. a.C., (quindi in età anteriore alla pittura
Lucana, quando ancora la cultura Ellenica era dominante),
documentano la presenza di un insediamento urbano greco di alto
sviluppo sociale, abitato da gente dedita a forme di cultura
specializzate.
Recentemente in località San Nicola sono stati rinvenuti resti di
un Santuario campestre. La tipologia di questo impianto e le
caratteristiche del rituale, ivi compreso il seppellimento di
statuine fittili e votive, rendono credibili l'ipotesi secondo la
quale anche ad Albanella si venerasse il culto di Demetra e Kore,
due divinità, madre e figlia, legate alla fertilità della
campagna e alla fecondità femminile.
Unica e isolata testimonianza locale di un santuario
prevalentemente siciliano rinvenuto nella Magna Grecia.
Anni fa sempre nella succitata località, durante una campagna di
scavi diretta dal compianto Prof. Mario Napoli, soprintendente
alle BB.AA. di Salerno, si rinvennero i resti di una fattoria
databile III sec. a.C.. la presenza di una moneta dell'Imperatore
Aurelio (270 - 275 d.C.) testimonia che la zona fu abitata fino
alla tarda epoca della Roma Imperiale.
Su Albanella non ci sono documenti negli archivi di Cava delle età:
Longobarda, Normanna e Sveva.
Solo dai registri Angioini si possono avere notizie sui feudatari
che ne ebbero il possesso.
La documentazione più antica risale al 1266, cioè dopo la
congiura di Capaccio.
Come tutti gli altri feudi, Albanella, segue e vive le vicende
storiche passando da una Signoria all'altra con l'alternarsi di
altri personaggi quali:
Pietro Ruggio, Roberto, e Bertrando Sanseverino ( per mano di re
Ferrante D'Aragona), Lionetto figlio illegittimo di Bertrando e
cognato di Francesco Sforza Duca di Milano, Roberto Ambrosio per
intercessione del Papa. |
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